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domenica 9 febbraio 2014

Ventuno

Ventun anni sono un traguardo importante. Per esempio, non bastano quattro mani per fare ventuno. La primavera comincia nel giorno ventuno, è il ventuno il numero del Blackjack e, nella smorfia napoletana, è il numero che simboleggia la donna nuda. Due + uno fa tre, il numero perfetto, la trinità, il numero che il Mozart dei canestri Drazen Petrovic portava sulla canotta dei Nets.

Festeggiare con gli amici migliori, davanti ad un paio di buone birre, aiuta a riconciliarsi con il significato più intimo della serenità umana. Scostarsi da battaglie interne significative o meno, lasciar da parte ostinazioni e convinzioni che, per quanto bene possano fare all'intelletto, non aiutano la quiete.

Penso che se su molti ambiti fossi più flessibile, la mia vita ne gioverebbe. Dietro ogni mia scelta c'è un vorticoso intreccio di pensieri e previsioni, spesso anche di aspettative.
Sono molto selettivo nelle cose. Per esempio, in amore, quando conosco una nuova ragazza capisco già dal suo viso se potrò mai innamorarmi di lei. C'è quel qualcosa in più, di autentico, che va oltre la bellezza. Il modo in cui muove le mani, in cui parla, in cui pone lo sguardo, il modo in cui sia capace di segnare la differenza tra l'ascoltare ed il sentire, tra il guardare ed il vedere.
Credo molto nel caso. Sono dell'idea che niente capiti senza una ragione precisa, ogni vibrazione della vita è una potenziale proiezione di grandi cose. Se penso alle cose più belle che mi siano mai capitate, realizzo che sono state tutte il frutto di un'impercettibile evento iniziale risultato poi determinante nel portare alla conclusione giunta.

Siamo quel che meritiamo di essere, il risultato dell'espressione algebrica che inizia con i numeri della nostra data di nascita e si porta dietro addendi e sottraendi di ciò che è stata, nel bene o nel male, la nostra esistenza.

Matteo