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lunedì 3 febbraio 2014

Stelle cadenti.

Una cosa che mi mancherà -e comunque, già mi manca- della Norvegia è il cielo. Un cielo che di notte si riempiva di così tante stelle che lasciando cadere la testa all'indietro ci si perdeva tra loro. 
Data la (quasi) totale assenza di inquinamento visivo, nella mia isola di notte si poteva ugualmente vedere. Ci si riusciva perché i corpi luminosi erano talmente tanti che, riflessi sull'acqua, davano luce. Una, due, tre stelle cadenti, e poi ancora. Non ci si doveva nemmeno sforzare per ammirarle, così tante da non avere nemmeno abbastanza desideri da esprimere per poterle 'riempire' tutte. E poi quella fiamma, prima verde, poi viola, poi gialla, messa lì ad infuocare il buio: sua maestà l'Aurora Boreale, che sembra nascere dall'oceano e che si perde dove non basta più il mare. Siamo così nulli davanti a questa immensità chiamata natura.



Nell'intervento precedente parlavo di come si debba essere -diventare- capaci di perdere i ricordi, anche se chi mi conosce bene sa quanto mi stia costando fare un'affermazione del genere. Eppure, se davvero si vuole provare a ricostruire qualcosa, a guardare avanti, bisogna essere in grado di lasciarci il passato alle spalle. Magari senza cancellarlo, anche perché dimenticare è la materia che in amore è la più difficile da affrontare. E' impossibile, ed ammetto di aver più volte sognato di essere il Jim Carrey protagonista del meraviglioso  film Eternal Sunshine of Spotless Mind. Si può provare però a 'coprirlo' fino al giorno in cui sfogliarlo nuovamente non faccia tornare mal di pancia, in cui ricordarlo possa portare un sorriso vero, e non quello amaro fatto della presunzione di esserci (senza successo) riusciti.

L'amore umano, inteso come sfera dei sentimenti, è un po' come l'universo. Non si potranno mai scoprire i suoi limiti, capire fino a dove possa espandersi, però comunque ogni piccola delusione rappresenta una galassia che, formatasi, occupa uno spazio che diventa perso, non riutilizzabile. 
Siamo tutti dei piccoli disillusi, vittime di sogni costruiti badando più alle loro dimensioni che alla loro effettiva funzionalità.
Ci piace così, ci piace farci un po' male da soli.

Matteo