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mercoledì 22 gennaio 2014

In viaggio.

Sembra che nulla sia mai stato scostato dal passato: i quadri, le candele, le luci, anche il profumo del legno -di cui le case qui ne sono composte per il 95%- è lo stesso: sono a casa.
E' bello tornare e percepire che l'affetto che la mia famiglia nutriva per me non sia diminuito affatto. I Rønneberg sono così, umanisticamente parlando, senza eguali. Al mio arrivo la tavola era imbandita con uova, salmone, pane appena sfornato, burro e brunost, tipico formaggio scandinavo la cui lavorazione gli dona il particolare colore marrone da cui poi ne prende il nome.(letteralmente brun-marrone e ost-formaggio).
Il viaggio è andato molto bene, questa volta senza alcun ritardo. Anzi, sono atterrato ad Andenes con più di 15 minuti di anticipo. All'aeroporto di Harstad/Narvik/Evenes, ultimo scalo che precedeva la rotta verso casa, ho passato due ore abbondanti praticamente solo. O meglio, c'eravamo io e Asbjørn, uomo di mezza età membro del personale aeroportuale, con cui ho avuto inevitabilmente modo di scambiare qualche parola. Qui nei mini-aeroporti del nord, gli aerei funzionano un po' come i pullman da noi: il piccolo velivolo è atterrato con già a bordo una manciata di persone dirette alla mia stessa meta, ha aperto le porte, sono salito ed è ripartito. In quei pochi minuti che mi dividevano da casa non potevo fare altro che scrutare dal finestrino con gli occhi lucidi per l'emozione.
Nella tratta Milano-Oslo ho avuto poi modo di conoscere persone interessanti, come una coppia parmigiana di autisti di pullman di linea diretti a Tromsø per godersi le Aurore Boreali, e Taru, tatuatrice e fotografa finlandese, sulla strada di casa dopo aver passato 5 settimane a casa del suo fidanzato sardo.
In questi momenti si diventa inconsciamente tutti parte di una stessa grande famiglia, fatta di storie diverse da regalarsi a vicenda, dispensate con incredibile naturalezza da sorrisi gratuiti e sogni da realizzare. La famiglia dei viaggiatori è realisticamente la più numerosa ed unita che ci sia.


Mentre aspettavo ad Evenes, un pensiero ronzava per la mia testa. Non ho potuto fare altro che riportalo sul primo foglio capitatomi tra le mani. Lo riporto qui sotto.


Ore 20.35, EVE airport

Sto così bene quando viaggio..e quando dico viaggiare, intendo proprio l'essere in transito da un posto verso l'altro, simbolo di quanto per me sia più importante la strada che si percorre piuttosto che l'arrivo. Vorrei una vita fatta di percorsi senza mai una meta precisa. La mia vita come un interrail, fermate mai troppo lunghe da lasciare che la noia possa sopraggiungere, ma cariche di emozioni da spargere poi per la strada che mi accingerò a percorrere, come polvere magica che renda tutto più ricco: i miei ricordi, il mio futuro, la mia speranza.
Ma anche se sono un nomade, mi auguro un giorno di poter entrare nella casa che sarà in grado di ospitare questa mia voglia di evadere, di non appartenere ad alcuno, di perseguire obbiettivi che 'ai più' risultano inconcepibili. E magari, in quella casa, sceglierò di restarci.

Matteo.