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sabato 11 gennaio 2014

Mille giorni.

Il caffè che sale dalla moca pare che abbia quasi il rumore di onde, scogli e vento. Onde, scogli e vento, e non è un caso che torni a scrivere nel mio blog proprio ora. Onde, scogli e vento, nella mia isola norvegese ci sto per tornare un’altra volta, a un anno e mezzo dal mio ultimo toccata e fuga, e più di due anni e mezzo dalla fine di un’esperienza che ha riconsegnato un Matteo diverso. Non so se, e soprattutto non so con che costanza tornerò ad aggiornare questo mio spazio. Oggi però è già un primo passo.


11 gennaio 2014

Vent’anni sono un’età bellissima, dove il sole bacia il volto anche mentre piove, dove ci si crede pronti per essere adulti, dove ci si lamenta per i problemi senza sapere effettivamente questi problemi cosa siano. È  come sedersi in prima fila alle montagne russe e crogiolarsi tra la paura ed il vento che ci alza i capelli.
A vent’anni si sa ancora molto poco della vita, ma si ha la presunzione di poterla cavalcare.


Rileggere queste decine di racconti a questa distanza, temporale e fisica, mi chiude un po' lo stomaco. L'ultimo post è datato 21/06/2011, ci sono di mezzo quasi 1000 giorni. E in questi giorni, di cose ne sono successe tante, due anni e mezzo di emozioni che si sono susseguite senza sosta. A volte belle e a volte meno, ma pur sempre emozioni, e senza di esse la melodia della vita non sarebbe altro che il suono di una chitarra monocorda. Non so quanta voglia potrei avere di fermarmi qui a raccontarvele, perlomeno ora non lo farò. Tante cose nuove che hanno preso il posto di quelle che sono uscite.
Vita, un po' come una partita di shangai. Quando togli un bastoncino, speri sempre che non cada di conseguenza anche tutto il resto, ma a volte è capitato anche questo.

Ho avuto la fortuna immensa di poter visitare luoghi -nel mondo, e anche dentro di me- e Paesi che fino a qualche anno prima potevo solo indicare sulla cartina del mio libro di geografia, rimanendone affascinato ad ogni volto e ad ogni usanza diversa dalle mie che incontravo per la mia strada. Ho incontrato sprazzi d’amore, di paura, di povertà e di sogni, ed ognuna di queste cose ha lasciato qualcosa dentro di me. Più le cose, appunto, che le persone. Perché le persone non si fermano mai, possono entrarci nel cuore e a loro volta uscirci, in un attimo, facendo la cosa sbagliata. Ciò che ti resta dentro poi forma lo zaino che il cuore dovrà saper essere in grado di reggere quotidianamente.

A presto.

Matteo