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giovedì 23 giugno 2011

Time will let you know.


L'esperienza è ìl tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l'esame, poi ti spiega la lezione.”

Mi manca la notte, che strano dirlo, non l'avrei mai pensato.
Il suo buio, le sue stelle ma anche le scure nuvole che dipingono di nero il blu. La luna che rassicura, la magia di una lampadina o ancor meglio di una candela che con magici giochi di ombre illuminano quanto basta una stanza.

Negli ultimi periodi non ho scritto, il tempo e le emozioni sono troppe e soprattutto troppo diverse tra di loro, che non sarei stato capace di metterle tutte assieme in una pagina scritta.


Ho fatto circa tre mesi di buio completo qua al nord, e non ne potevo più. Il primo raggio di sole che dopo la metà di gennaio ha illuminato i miei occhi sembrava manna dal cielo, sembrava la prima nota di un concerto. Ora che invece da ormai più di un mese la luce entra dalle finestre per tutta la giornata, non vedo l'ora delle stelle. Credo sia normale, perchè a rendere il giorno più bello, è la notte, è il contrasto tra buio e luce. E allora questo giorno così interminabile non è emozione. È proprio vero, ancora un'ennesima metafora che la vita di tutti i giorni ci mette di fronte, che per apprezzare qualcosa abbiamo bisogno di trovare il suo opposto. È come dire, se non esistesse il male non esisterebbe neanche il bene. Se fosse tutto solamente bene, allora il bene non sarebbe un bene, ma sarebbe normale. Per apprezzare i pregi, dobbiamo trovare anche i difetti, è ciò che ci fa innamorare. Ecco allora perchè in uno stato eticamente perfetto come la Norvegia, dove niente è fuori posto e tutto è conforme alle regole, capisco che l'Italia e gli italiani, con i loro mille difetti e mille colori, sono qualcosa di stupendamente inimitabile.

Amore è desiderare che le nostre paure siano poi invece sogni, è sorridere vedendo l'altra metà fare lo stesso. Provo spesso a pensare se amare sia la causa o la conseguenza dell'essere felici. Tanta gente cerca l'amore come medicina per la nostra solitudine, senza accorgersene che così facendo ci si accontenta solo di una bendatura, di un cerotto di cui ci si stanca presto. Si pensa che la felicità sia nel possedere e nel farsi possedere da qualcuno, ma l'unica vera cosa che dovremmo possedere è noi stessi. Ho sempre creduto che amore non sia sinonimo di una coppia. Sarebbe troppo facile, quante coppie “a caso” ci sono in giro, a cui basta l'idea di essere fidanzati con qualcuno per essere felici, per pensare di aver raggiunto così “l'amore”. Si finisce spesso per innamorarsi della situazione, non di chi ci sta al fianco. Non ho mai capito chi dice “voglio una ragazza”, allo stesso modo di chi dice “voglio stare single”. La verità è che tutti vorremmo avere qualcuno al nostro fianco con cui condividerci, ma non tutti siamo disposti ad aspettare il qualcuno che ci faccia stare davvero bene, con cui condividersi non diventa un peso ma diventa un piacere. Ma prima di pensare a piacere a qualcuno, dobbiamo prima amare quello che siamo e quello che facciamo, cercando di essere dapprima contenti della nostra vita. Se non siamo felici di noi, se non ci piacciamo, non potremmo mai sperare che qualcuno lo faccia per noi.



I giorni ci porteranno lontano, migliaia di km. Dicono che la distanza non conta niente davanti a qualcuno che conta per davvero. Una risposta la sapremo tra un po' (tanto o poco?) di tempo. Non c'è fretta, time will let you know. Per ora, ci sei e ti sento anche forte.
Matteo.

martedì 7 giugno 2011

come una (non) qualsiasi altra mattinata


Chissà come va il vento, se mandato da qualcuno o se spinto dalla voglia di andare. O chissà come va la pioggia, se cade da qualcosa o se vuole scendere a vedere com'è il mondo. Oppure un raggio di sole, se arriva perchè ogni ostacolo se n'è andato dalla sua strada o se invece li ha tolti tutti lui. Differenti cause per arrivare alla stessa conclusione. Poi noi siamo troppo leggeri per provare a capire quale sia quella vera, forse troppo condizionati da quanto buono (o cattivo) sia il fine. Seghe mentali per trovare la strada cattiva ad una conclusione buona e vane consolazioni di sane ragioni che hanno però portato ad un epilogo non desiderato. Che ci vuoi fare, siamo persone. Se non ci complichiamo la vita non stiamo bene.

Stringi di più, cosa ti costa?


Avevo voglia di scrivere, cosa puoi fare con sto tempo. Ieri qui al nord sembrava dipinto tutto con quei pastelli a cera che esagerano di lucentezza, oggi è un acquerello noioso.
Le costanti promesse che mi faccio quotidianamente sul dai che questa sera vado a letto un po' prima, restano ormai abitualmente inesaudite; di buono c'è però che il tempo ”perso” lo uso spesso e volentieri per pensare, allora del tutto buttato via non è. Anzi, mi piace eccome, quasi non vedo l'ora che quel momento arrivi. Ieri, tra i miei pensieri, c'è stato quello del provare ad immaginarmi proiettato avanti di quindici anni. Ho fatto due diverse prospettive, una spudoratamente positiva ed un'altra più razionale. Pochi punti ben collocati, erano gli stessi. Non so perchè mi è venuta in mente questa cosa, però ne ho tratto delle conclusioni più interessanti del previsto, allora ho scritto il tutto su di un foglio che spero mi ricorderò di conservare, così chissà mai che un giorno mi venga voglia di aprire quel raccoglitore e vedere se quello che volevo, magari, si è avverato per davvero.


Servirebbero a volte degli occhi diversi, occhi per giudicare situazioni che ci sembrano normali ma che forse non lo sono. Ieri, come una qualsiasi altra mattinata, la mia sorellina mi ha detto se mi andava di accompagnarla a scuola in bicicletta. Ieri, come una qualsiasi altra mattinata, le ho detto di si. Poi mentre stavamo andando, e io la seguivo da dietro, guardarla così piccolina, armata di caschetto e con un ritmo da duecento pedalate al minuto, mi ha fatto una tenerezza che non sto qui a definire. Ho pensato che tra un mesetto, quando prenderò la bicicletta per andare in paese, sarò lontano da qui e non avrò più una sorellina da accompagnare, rendendola per qualche chilometro orgogliosa di essere con il suo “fratellone italiano”. Allora ieri, come una (non) qualsiasi altra mattinata, andare in bicicletta insieme a lei era diverso. Erano i miei occhi, appunto, diversi. Victoria mi mancherà.


Avrei una frase da scrivere, quella che come ti ho detto prima vorrei gridare a tutto il mondo. Non è il caso, tienitela ben stretta però. E non smettere mai di farmi stare così. Sono felice di essere innamorato di te.  
Matteo.

domenica 5 giugno 2011

Keep doing it.


Si, dev'essere cosi!
Che tutto quel che accade ha un senso,
altrimenti non saresti qui,
ed io con te non perderei il mio tempo.


Ci sono cose di cui non ci si potrà mai stancare: del profumo del pane appena sfornato, del sorriso delle persone a te più care, dei baci inaspettati, del sole dopo la pioggia. Quattro esempi, un odore, due gesti ed una condizone. Manca qualcosa però, le persone. Non è che l'ho dimenticato, però volevo ragionarci su un attimo. Quante volte capita che il comportamento o la semplice presenza di qualcuno, passi dall'essere la cosa più voluta all'essere quella che sopportiamo di meno? Cazzo, spesso sono io il primo a farlo, ma è poi così sbagliato? Dicono allora che dovremmo imparare a dosare, dosare e dosare le nostre emozioni, ma come si fa? Come si fa a trattenerci un po' quando desideriamo, o piuttosto a “darci un po'” quando invece non si vuole? L'essere un po' più equilibrati ci porterebbe ad avvere rapporti piacevoli con tutti; per qualcuno sarà anche la cosa giusta, non per me. Non è più bello essere invece irrazionali, impulsivi e, si, passionali? Si. Perchè sono le passioni fuggenti, le notti insonni e le farfalle nello stomaco che ci fanno vivere. Io preferisco amare ed odiare piuttosto che essere astratto davanti ad ogni tipo di situazione. Preferisco una vita fatta di montagne altissime, piuttosto che una con un sacco di colline. Arrivi alla vetta e ti senti un Dio, perchè magari prima di giungere lì dove sei ora, hai dovuto ricominciare cento volte il cammino, e allora la vittoria te la gusti di più. Se continui ad arrivare in cima alle collinette, sei solamente poco più in alto di dov'eri prima di partire. E magari non ti toccherà mai neanche ricominciare da capo, perchè riesci ad arrivare sempre subito in cima. Ma non sarai mai felice come dopo aver portato a termine un'impresa.


Mi manca il profumo della tua crema, mi manca il profumo della tua pelle, mi manca il profumo di te. Ecco, tu sei una persona della quale sarà molto difficile stancarsi. Keep doing it.

Matteo.

sabato 4 giugno 2011

Tutto un gran casino.




La mente ci gestisce, i sogni ci allietano, i pensieri ci confondono, la memoria ci divide: quando potremo, finalmente, rilassarci?



I miei occhi quasi fanno fatica a stare aperti, stasera sono piuttosto stanco. Oggi è stata una giornata “di lavoro”, ci ho dato dentro parecchio e adesso se sentono gli effetti. Sono stato all'aperto tutto il giorno a portare assi di legno da un posto all'altro, sotto un cielo grigio che prometteva acqua ma che alla ci ha graziato, e in mezzo alla natura. Certo siamo a giugno, ma ancora fa ancora abbastanza freddino. Il tempo cambia in fretta e non ho ancora capito bene come gestirmi con il vestiario, con la giacca è troppo caldo, senza è troppo freddo, siamo in una via di mezzo.
Una volta tornato a casa ho preparato la cena. Amo farlo, il risultato è anche piuttosto apprezzabile, mi rilassa e mi toglie un po' dalle mille cose che mi girano per la testa. Filetti di pollo su un letto di funghi, tra un mese sono a casa, cipolle e peperoni, quante cose cambieranno?, contorno di patate gratinate, uno dei piatti che mi esce meglio, alcuni dei pensieri che mi fanno stare peggio. Nella pentola ci ho buttato tutto questo.
Lately, non sono fisicamente al 100%. Sono un po' fuori forma, stasera è la seconda volta in cinque giorni che finisco la giornata con il mal di testa. Dovrei prendermi una pausa un po' da tutto, tipo quando sei a scuola e necessiti immensamente dell'intervallo. Ecco, questo è quanto. Una breve pausa caffè, non è che mi serva poi una vita. Ho solo bisogno di staccare un attimo prima di rimettermi sotto ancora.
Avevo iniziato a scrivere ieri sera, poi la stanchezza ha vinto e non ho avuto modo di proseguire.
Svegliarsi la mattina tardi e prepararsi uova con bacon, mi fa iniziare bene le giornate. È la colazione tipica del weekend, ma quanto mi mancheranno le colazioni norvegesi!
Si fa il ponte qui al nord, quindi festa il 2 giugno per l'Ascensione e poi weekend lungo. Data la mia spossatezza recente, un lungo fine settimana è sinonimo di divano, film e popcorn. Sul mio fianco e sulle mie spalle ho un bel po' di ematomi sparsi, missà che le assi invece di spostarle me le sono tirate addosso. Capita, imbranato!

Non so cosa succede, ma anche ieri mi è volata via l'ispirazione, così questo intervento avrà ben 3 giorni diversi di vita, di idee e di convinzioni. Come fa tutto a cambiare così in fretta? Beh non lo so, però è vero. Non siamo mai quelli di ieri, e neanche quelli di domani. Cambiamo sempre, magari senza darlo nell'occhio e senza neanche accorgercene. Dipende dalla luna (argh, qua la luna non c'è da un pezzo, devo trovare una nuova parola). Dipende da quale piede uso per scendere dal letto la mattina. A proposito, oggi mi hanno svegliato all'una del pomeriggio, ma avrei potuto senza dubbio tirare dritto tra le coperte fino a sera. C'è un sacco di vento e piove a dirotto: un tempo ideale per non fare niente. Non è il massimo fuori, speriamo invece di trovare il massimo da tutto il resto.

Forse questo post che non vuole farsi scrivere, è meglio finirlo qui. Mi sembra tutto un gran casino.

Matteo.

giovedì 26 maggio 2011

Ha nevicato.

Ha nevicato. È il 26 maggio e ha nevicato. Certo, non ha attaccato, però se guardo quelle specie di montagne alte poco più di 150m che son qui vicine, vedo la cima bianca. Che desolazione, pensavo ad una bella stagione ormai alle porte e invece, come se non ce ne fosse già stata abbastanza, ha nevicato.

Stanno arrivando le otto di sera, la casa è vuota e sono sulla poltrona a scrivere. Quando il tempo fuori è grigio, mi piace essere a casa da solo. Non so, ma quel tocco di malinconia che danno le nuvole e le strade bagnate, unite ad una leggera solitudine, sono una invitante situazione in cui mi posso ritirare a pensare e a fare i conti con la mia vita. Allora mettiamo in colonna i miei numeri, mentre di rumore c'è solo il tic-toc di un orologio da parete.
Ho avuto l'occasione di rivedere la mia ragazza un'altra volta, che bello. È saltato tutto fuori così all'ultimo momento, poi qualche ora assieme, e poi
goodbye un'altra volta. Non è stato doloroso però, forse perchè a differenza di tutte le altre volte questa non è stata anticipata da lunghe giornate di attesa, ma è arrivata così da un momento all'altro, e allo stesso modo se n'è andata, senza lasciare strascichi. Certo è che, ogni secondo con lei, è come il primo fiore che arriva in primavera, è come il profumo di mare che ti accoglie dopo aver guidato per ore alla volta delle vacanze. 

C'è a chi, per volare, è sufficiente tenere aperte le ali, mentre c'è chi per farlo deve sbatterle mille volte al minuto. Ecco, quando sono con lei per volare mi basta prenderla per mano.

Credo che dal presente puoi provare a toglierti, puoi provare a scrivere da solo un futuro che altri ti attribuiscono in maniera diversa, ma dal passato no, non puoi proprio scappare. Non lo dico perchè ora mi trovo “intrappolato” da ciò che in precedenza ho fatto, ma lo dico perchè penso a quante volte sarei potuto essere un attimo diverso, avrei potuto ragionare di più invece che essere stato impulsivo come al solito, avrei potuto usare una parola invece del silenzio. Quante cose sarebbero stare diverse? Se stai facendo una cazzata, puoi fermarti. Se domani hai un impegno che non ti va di affrontare, puoi startene a casa. Ma non puoi cancellare una cosa che hai già fatto, quella no. Resterebbe uno spazio bianco che invece non può starci, e una frase diversa in quel posto avrebbe poi cambiato tutto il racconto che segue. Questo è un pensiero che mi affascina un sacco, e avevo già scritto qualcosa qualche mese fa a proposito del butterfly effect. Poi a pensarci bene guardo il mio presente, e tante cose sono davvero belle. Allora magari il “mio racconto” fila liscio così, senza bisogno di modifiche.

Giugno come ho già detto è qui, mese che sa di estate, di vacanze, anche in un certo senso di fine. Fine di quest'anno norvegese e riinizio di vita italiana. Saranno più le cose che perderò o quelle che invece troverò di nuovo? Bella domanda.
Saluti da dove nevica ancora.
Matteo.

mercoledì 18 maggio 2011

Una terrazza sul sole.

Si è leggeri, immensamente leggeri davanti ai giorni che passano. Arrivano svolazzanti come fogli trasportati dal vento, si muovono quasi sinuosamente fino a toccarti, leggeri. Sono pezzi di carta uguali, bianchi, freddi, ma che contengono sempre una frase, un consiglio diverso. Se lo stesso vento che ce l'ha portato, non ce lo toglie troppo in fretta da lasciarci il tempo di leggere ciò che ci dice, allora consiglio dopo consiglio, giorno dopo giorno, vivremo al meglio.


Una terrazza sul sole. Era circa mezzanotte, quando ero fuori da prendermi un po' di quell'aria fresca che il mare porta su. Una decina di gradi, non di più, e io solo con una camicia. Il vento che soffiava lo sentivo oltremodo. Un po' forte e poi niente, non di quel costante a cui alla fine ci si abitua. Andava a strattoni, scosse che mi portavano sulla schena brividi simili a formiche, che salivano dai lombi fin su alle spalle. Ero fuori perchè la luce particolare che entrava dalla finestra era un invito troppo bello per essere rifiutato, e una volta fuori ecco lì: il tramonto sull'Oceano. Fasci rosa, rossi e di un arancio intenso, sopra un mare tanto scuro e crespo da aumentare ancora di più il fascino che già si porta dietro. I gabbiani nel cielo erano quasi fermi, danzavano su e giù come marionette appese a chissà quale filo, contro la corrente del vento. Mi sono seduto, davanti a quello spettacolo, al freddo si poteva resistere. Il sole, da palla infuocata quale era qualche secondo prima, diventava sempre più piccolo e tenue mentre prima si avvicinava, e poi scompariva dietro la lontana linea dell'orizzonte. Sapevo che a queste latitudini le giornate stanno per diventare “totali”, e allora la mia attesa per vederlo risorgere nuovamente sarebbe stata davvero poca. Ho aspettato. Dopo qualche decina di minuti, mentre il cielo aumentava ancora di più il contrasto dei suoi rossi, eccolo di nuovo là, spostato di poco, ma ancora più grande e luminoso. Arrivava ad incantare ancora una volta, come volesse colmare subito la mia nostalgia. A lui è bastato poco per cominciare di nuovo la sua storia. Erano poi quasi le tre, mi sono diretto verso casa. Ho camminato tra le vie del paese, quando il sole era ormai sul suo cammino verso l'alto ma non aveva ancora bussato alle porte di un mondo che pareva ancora dormire. Nella mia mente risuonava una frase di High, di James Blunt: <<..beautiful dawn, You're just blowing my mind again. Thought I was born to endless night, until you shine..>>.


Fato? Casualità? Mentre prima pensavo a te, una coccinella mi si è posata sulla mano. L'ho tenuta qualche secondo e poi con un leggero soffio l'ho spinta ancora a volare. La fortuna, forse, è con noi.
Matteo.

lunedì 16 maggio 2011

Bella ma troppo ventosa.


Ormai, lasciatemelo dire, fa caldo. Ora sto persino indossando un paio di bermuda di jeans, gli stessi che portavo a Roma ad agosto, prima di partire. Si va beh, ora ci sono circa quindici gradi di differenza, ma siamo intorno ai tredici-quattordici qui, quindi ancora una volta, fatemi dire che fa caldo.

Sono circa le sei di sera, e me ne sto seduto sulla poltrona di pelle nera in salotto. I raggi del sole, costanti ormai, entrano dalla finestra che dà sul giardino e vanno a posarsi sul poggiabraccio destro, che ormai scotta. La pianta qui da parte, anche lei illuminata costantemente dal sole, è un misto tra foglie verde vivo e altre ormai secche e bruciate. Ho sempre odiato le veneziane (parlo di tende, sulle donne non mi lamento ;p ), mi danno sempre l'aria di essere in un ufficio o comunque sia in una situazione di non-relax. Preferisco senza dubbio quelle belle, morbide, che arrivano fino giù al pavimento, quelle che aveva mia nonna nella sala. Cosa me ne importava se poi erano così lunghe che ogni volta che aprivo la finestra fungevano da scopa tirando su tutto quello che incontravano sul loro percorso, mi piacevano e basta. Chiudendo la parte immobiliare ma restando sulla poltrona, devo dire che sono qua bello scomodo, con tutto il peso sulla mia chiappa destra perchè su quella sinistra c'è una bella abrasione frutto di una scivolata di ieri pomeriggio sul sintetico, bel particolare né?

Il tempo stringe, non lascia tregua. Non la lascia per l'eccitazione di rivedere tutto (e tutti), per la tristezza di lasciare tanto (e tanti), e per la paura che ci sia ancora una volta troppo da cambiare. Quando un po' di tregua? Vorrei in questo momento trovarmi dove tutto è ciò che desidero, non quello che ho bisogno. E vorrei anche imparare a guardare un po' più a me stesso, ma non dovrebbe essere poi tanto difficile perchè sarebbe solamente un ritorno alle origini. Dovrei impare a rimettermi al primo posto della lista, invece è da un periodo a questa parte che sto assecondandomi per i bisogni altrui, perdendo così occasioni, qualche sorriso e un po' anche della mia voglia di parlare. Alcune volte ho come la sensazione che la mia opera migliore riesca a farla solamente quando non c'è nessuno che stia guardando, e poi ripeterlo davanti agli occhi degli altri è un'impresa più ardua di quanto sembra, altre volte invece mi sembra proprio che chi vorrei che il mio meglio lo apprezzasse, se ne frega altamente.

Capitolo canzoni. Oggi sono due le mie hits del giorno, ovvero Shiver dei Coldplay (per i motivi sopra elencati) e Leaving dei Westlife. È proprio in quest'ultima che c'è una frase da scrivere, leggere e pensare tante volte: what does the time go between goodbye and hello? Risposta che mi piacerebbe dare ma che non ho, mi aiutate voi a trovarla?

Si, in conclusione devo ammettere che non è un post che “sprizza di gioia” come i precedenti, sarà un po' l'amaro in bocca di una giornata bella ma un po' troppo ventosa, o sarà il periodo. Time will let you know. Buona serata.
Matteo.

venerdì 13 maggio 2011

Solo gli spiccioli.



I prati verde smeraldo, le chiazze viola e giallognole che regalano i primi mazzetti isolati di fiorellini, le sfumare che vanno dal rosa all'arancio, dal giallo al blu, di un cielo immensamente meravoglioso, gli occhi lucidi e colorati, e i sorrisi diversi nella forma e nelle motivazioni di migliaia di persone..questo è il mondo, questo è il profumo della vita e della gioia, è il profumo che ci crede ancora e chi perlomeno ci sta solo provando, riesce a sentire.

Non sono mai stato poi tanto bravo a gestire, a programmare e a pianificare qualcosa che riguarda me e il mio futuro. Forse perchè sempre preso da sogni impossibili e da idee senza logica, si è sempre sgretolato tutto più in fretta di quanto potessi immaginare. Tutte speranze piuttosto vane e missioni senza possibilità di riuscita, per non dire ancora una volta impossibili. Ma ora, seduto qui illuminato da un sole che nonostante l'ora (22.30) è ancora piuttosto alto nel cielo, mi accorgo che in un posto così lontano ho trovato qualcosa (o forse ho trovato solo me stesso) con cui iniziare a costruirmi un domani che, nonostante la sua folle bellezza, così improbabile non lo è.

Manca poco tempo, solo gli spiccioli. Più o meno una cinquantina di giorni, e poi tutto cambierà di nuovo. Questa meravogliosa (e volte anche maledetta) avventura sta volgendo al termine. Sì, prima ho detto che tutto cambierà ancora, ed è vero, perchè anche se torno nel posto in cui sono sempre stato, so che troverò poco o niente di quello che avevo lasciato. Poi, senza entrare troppo nei dettagli “emotivi”, mancheranno Oceano e pace, venti e onde, gabbiani e la maestosità dei fiordi, e anche quella di una natura che, un po' in ritardo, sta provando a rinascere. Tornerò e sarà invece già tutto pronto, ci saranno i rumori del giorno e il calore dei volti noti, incontrerò ancora la notte (che non vedo da tempo e ancora non vedrò), che però con il fascino del suo buio mi manca un sacco: mi mancano le stelle, la luna e il pensiero di vederle assieme a te, e sentirmi così un po' più vicino.

Sono dell'idea che nella vita andremo sempre alla ricerca di un qualcosa, dobbiamo perlo per forza, obbligo o bisogno. Possiamo essere felicissimi, ma sentiremmo sempre la neccessità di qualcosa in più. È per questo che credo che la perfezione non esista, o forse ci piace così poco da far sì che siamo noi a non volerla, perchè sono le imperfezioni a farci innamorare, e a volte anche amare, ciò che abbiamo.

Ci incontriamo nei sogni, lì si che c'è spazio solo per noi. Riesci a donarmi magia in ogni momento, anche dove all'apparenza sembra tutto vuoto. Ecco, tu riempi il vuoto, è questo che fai. E non smettere mai, c'è spazio fin che vuoi.

Matteo.

lunedì 9 maggio 2011

Un sorriso in una grigia mattinata di maggio.


Un biglietto del treno, uno scontrino del pub, un abbonamento della gelateria, una tessera delle fotocopie, il biglietto da visita di un ristorante, un pezzo di carta scritto da chissà quanto. Ecco qua, come nel piccolissimo spazio di un portafoglio si possono nascondere tutte queste cose, pezzettini ormai sbiaditi, consumati e stropicciati dal tempo che passa, da una vita che credo in parte lontana ma che poi mi ritrovo così vicina. Piccoli ricordi di chissà quanto tempo fa, di chissà quale momento e di quali idee. Mille tasche in cui ci buttiamo dentro di tutto, da carta a rimorsi, da numeri di telefono a risate, da biglietti di partite (sport e...altro) che hanno cambiato una stagione o di cui magari non ricordo nemmeno il risultato. Conserviamo perchè vogliamo ricordare, perchè non vogliamo dimenticare o semplicemente perchè ci dimentichiamo di eliminare dal portafoglio della vita. Prima o poi rispolveriamo ancora tutto, ma oggi mi portano un sorriso in una grigia mattinata di maggio.

Ha piovuto tanto tra l'ultima nottata e il mattino, lo sta facendo ancora. Ieri sera prima di dormire ho puntato la mia sveglia a venti minuti dopo del solito, il che vuol dire niente passaggio in auto ma biciclettata mattutina; era troppo importante quel letargo mattutino prolungato per poter farne a meno. Certo poi che al risveglio dopo una settimana di sole, non-freddo, azzurro e colori vari, mica mi aspettavo di essere catapultato in quella che ha tutte le sembianze di una tristissima mattinata di novembre, quelle in cui artisti e scrittori sono in ferie e lasciano tutto vuoto e incolore.
Fortuna che non si necessita di sole, di caldo e di sereno per essere felici. Certo aiuta, ma credo che in questo periodo potrei essere contento anche con tempeste, grandine e bufere di neve ogni istante.

Sono felice, lo sono e non mi stancherò mai di dirlo. Non è una felicità da ridere, da gridare e da non stare più nella pelle, no. È una di quelle silenziose, di quelle che non disturbano e che non fanno rumore, ma che si sentono dentro. Magari frutto di speranze ancora immature (ma non infondate), di sogni forse complicati ma che sono fondamentali per alzarsi ed addormentarsi sempre con il sorriso e con quella sensazione di pienezza e di sazietà che fanno stare così bene. È un gioco difficile ma pieno di fascino, capisco e mi convinco ogni giorno di più che affrontarlo ne vale la pena. Altrimenti avrei già mollato, o meglio non avrei nemmeno cominciato. Ma so che qui ne vale la pena.

È allora che, pedalando in mezzo a milioni di goccioline minuscole che non mi fanno tenere aperti gli occhi, prometto ancora una volta a me stesso di non tirarmi indietro, di provare a trovare la risposta giusta che sistemi questo strano rebus.


Siamo diversi, in alcuni cose praticamente l'opposto, talmente all'opposto che combaciamo. Ecco qual'è la soluzione, ecco perchè mi piaci così tanto, ecco perchè stiamo così bene.

Matteo.

venerdì 6 maggio 2011

Cronaca del mio ieri.

Era ormai tardo pomeriggio qui al nord. Alzatomi qualche minuto fa dal divano, dove ho avuto il tempo di chiudere gli occhi giusto il tempo necessario per recuperare una parte di quelle energie che le diverse ore passate insonni durante le ultime notti mi hanno portato via, mi sono diretto a stentoni in cucina.
Il caffè delle sei di sera ha una sua storia particolare, che si distingue da quello classico mattutino: ricordo quando, qualche anno fa, prima degli allenamenti serali avevo preso l'abutidine di prepararmi il caffè dalla mia cara moca, che nonostante fosse talmente usurata dalla vecchiaia che pareva quasi avesse le rughe, preparava un caffè che di così buoni non ne ho mai più provati. Ecco, ora il vizio del caffè nell'inizio serata mi è rimasto; forse non del bere il caffè in sé, ma nel gesto e nella routine del farlo. Come succede poi nella vita, che all'inizio amiamo il risultato ma poi finiamo per innamorarci del mezzo. Ora mi basta prepararlo il caffè, averlo lì nella tazzina. Caffè poi è un tutto dire, perchè in realtà mi sto accontentando di questa cosa che si beve qui in Norvegia, più somigliante ad acqua sporca, ma questo è un altro discorso.
Istantanea della scena: lungo tavolo di legno scuro, due candelabri posti al centro; io seduto a capo-tavola “armato” di penna blu e quaderno a righe, tazza colma di caffè (imbevibile, oggi peggio delle altre volte) alla mia destra e, dietro essa, una grande finestra che dà a metà tra montagne e Oceano.
Lo scorrere della penna sul foglio e il movimento nervoso del mio piede facevano da irritante colonna sonora, ecco che così mi sono alzato per andare a mettere qualcosa sullo stereo. Ho fatto scorrere davanti ai miei occhi qualche playlist da abbinare al momento, fermandomi poi su quella che preparai con minuziosa cura e dedizione non molto tempo fa, playlist che avrei poi usato nel weekend con lei. Coldplay, James Blunt, Guns n' Roses, John Denver, Michael Bublè e persino una canzone di Shakira, quella che mi aveva dedicato e che ogni qual volta mi capita di risentire, il mio stomaco si chiude. Ventidue canzoni in totale, scelgo l'ordine di esecuzione casuale. Mi sono seduto sul divano, ho chiuso gli occhi per vedere e ho aperto quelli per ricordare. Dopo quattro canzoni e mezza, capisco che forse sarebbe stato meglio per me una boccata di aria fresca. La giornata primaverile mi aveva invitato ad andare là dove tanto mi piace stare, seduto con i piedi a penzoloni venti metri sopra l'Oceano.

È pazzesco come la gente del posto non apprezzi tutto questo, allora io me la prendo tutto per me. Arrivando da un mondo fatto di case, auto, cemento e smog, qui sto in paradiso. È libertà questa, sedermi su di una scogliera, ascoltare onde e gabbiani, vedere il sole riflettersi sulle acque che si scontrano contro le rocce di montagne che si gettano a picco nel mare, e, se mi va bene (successo tante volte), a volarmi sopra la testa sono maestose aquile marine. Qualche giorno fa, accadde qui un episodio che mi ricorderò per tutta la vita: ero seduto in silenzio, il vento soffiava forse più forte del solito. Abbagliato dalla luce che avevo di fronte, mi coprii gli occhi dai raggi del sole, quando venni avvolto da un'ombra. Era quella di una grande aquila che aveva fermato il suo volo a tre metri da me. Osservavo questo spettacolo immobile, lei in tutta la sua importanza posava il suo sguardo dove ero io a farlo qualche secondo prima. Collo biancastro, becco imponente, occhi gelidi. Una decina di secondi indimenticabili, poi mi ha guardato, ha spiegato le sue ali che parevano infinite ed è partita in volo verso l'orizzonte. Da quel giorno, ogni volta che mi siedo lì a guardare il mare, aspetto il suo ritorno.
Sapere che oltre quell'immenso c'è l'America mi fa sentire irraggiungibile.

Dopo una ventina di minuti, mi sono alzato per far ritorno a casa. Ho optato per allungare il giro, avevo bisogno di pensare e camminare mi aiuta a farlo, la mia mente va con le gambe.
Ho pensato a me, ho strizzato l'occhio a quello che mi aspetta e ho sorriso a quello che ho. Sono felice della mia vita. Certo, ci sono stati momenti difficili e di sconforto, ma da quanto ho capito che se vogliamo ricevere un sorriso dobbiamo spesso essere noi i primi a donarlo, le cose vanno meglio, ho cominciato ad apprezzare di più quello che ho. Ecco perchè, mentre camminavo sulla sabbia ancora bagnata per l'alta marea di qualche ora prima, mi sono fatto una promessa: nella mia vita cercherò di raggiungere i miei obbiettivi, seguirò i miei sogni per renderli veri. Alcuni spero di realizzarli, altri so che sarà dura. Ma ci proverò, magari riuscirò a vincere, perchè sono convinto che l'unica grande sconfitta arrivi solo nel momento in cui ti rendi conto di non averci nemmeno provato, che la paura di perdere non ti abbia permesso di partecipare.

Sono arrivato a casa, e appena dopo aver chiuso la porta mi sono spogliato e mi sono diretto subito in doccia. Avevo bisogno che quell'acqua potesse lavarmi anche dai miei dubbi e dalle mia paure. 


Se credi in un sogno, seguilo. Non ti assicuro che riuscirai a raggiungerlo, ma seguilo, fai di tutto per realizzarlo. Spesso la gioia più grande sta nella speranza che ti accompagna nel percorso per renderlo vero. 
Matteo

lunedì 2 maggio 2011

Con niente (o tutto) da perdere.

Lo sai cosa è la gioia, Tu lo sai cos'è?”

A maggio i fiori spruzzano tutto il loro colore, colmano gli occhi di chi guarda verso l'infinito. Questo è quello che dovrebbe essere, poi mi ricordo di essere in Norvegia e che solo qualche giorno fa c'è stata l'ultima spruzzata di neve, allora ai fiori tocca aspettare. 



Maggio 2011

Il tanto aspirato “I'll see you soon” l'ho atteso con il cuore il gola, l'ho visto passare davanti ai miei occhi e poi l'ho anche dovuto lasciare andare senza poter recriminare, perchè è così che stanno le cose. Bisogna saper accettare che non si può avere tutto sempre, subito. Quant'è facile a parole.
Ora il prossimo soon vogliono dire due mesi ancora, quei due mesi che mi separano anche dal ritorno alla mia vita.

Avrei voluto ancora una volta che il tempo si fermasse, che quello ad avere la clessidra tra le mani fossi stato io, ma di clessidre, di orologi, di pendoli o di cronometri ce se ne fa davvero poco, tutto va lo stesso, con o senza il nostro permesso. Perdiamo questa concezione, ci concediamo al desiderio che non sia mai il tempo dei saluti. Forse il segreto del non lasciarsi sfuggire niente sta prorpio qui, nel cercare di non guardare al domani mentre si ha un oggi tutto da vivere. Dovevamo fare questo e ci abbiamo provato, viversi tutto il sogno finchè il risveglio del mattino non ci avrebbe riconsegnato alle distanze che non possono sparire.

That's the hardest part, ci sono momenti in cui vorrei chiudere gli occhi e lasciare che qualcuno venga a dirmi qual'è la cosa giusta da fare, ma so che la risposta non sarà quella che voglio. Siamo in bilico, stiamo cercando di tenerci entrambi in equilibrio su di un filo che è ancora lungo davanti a noi. Se uno scivola, cadremo entrambi. Avremo la forza (e la voglia) di tenerci su? Per oggi, per domani o per una vita.


Svegliami ancora con i tuoi baci, scaldami ancora con il tuo corpo, deliziami ancora con il tuo profumo, coprimi ancora con le lenzuola che sanno di noi. E se cadremo, cadremo insieme.
Premdimi ancora per mano, andiamo avanti. Con niente (o tutto) da perdere. Sei bellissima.
Matteo.

martedì 26 aprile 2011

I'll see you soon.


Ne è passato di tempo, ma attendevo solo il giusto profumo.


26/04/2011

Credo che in fondo ogni storia sia come un gratta&vinci ancora da giocare. Puoi resistere un po' di tempo senza grattare per conservare un po' di paura, ma sai che alla fine scoprire il risultato è una cosa che non puoi evitare di fare. A volte vinci, a volte perdi. A volte la vincita ti cambia la vita, ma ci sono anche delle volte che ti ripaga solo il prezzo del biglietto, quasi a dirti “provaci ancora”. Oppure perdi, e va a finire che non accetti la sconfitta giocando, giocando e giocando ancora, per cercare di sanare il debito, o forse solo la coscienza.

La mia famiglia è stata qui, intendo quella che mi ha tirato su proprio come sono ora, quella che mi ha ritagliato. È passata e ne ha lasciato il profumo, il fascino, l'amore. Sembrava di non averle mai lasciate quelle facce così note. Ho riscoperto attimi e parole che solo loro riescono a regalarmi, non è cambiato nulla. Li ho aspettati con il cuore in gola e il naso schiacciato sulla vetrata dell'aeroporto, e poi sempre dallo stesso posto li ho visti andare via con le lacrime agli occhi che questa volta non hanno avuto la forza di trattenersi. Tempo passato troppo in fretta, ma questa non è una novità. Ma nonostante i saluti resto con un sorriso ancora più grande di quello che avevo prima, un sorriso che sa di consapevolezza per la riprova di un amore sconfinato e di soddisfazione per averli avuti ancora qui con me.

Una cosa che questa esperienza mi sta insegnando è non nascontermi dietro all'amore (e anche a non nasconderlo, l'amore). Amore per la vita e per le persone. Non che questa sia una cosa che prima facevo a gran quantità, ma ho imparato a scegliere davvero dove e a chi vale la pena dare un pezzettino del mio cuore, sicuro o quasi che oggi o domani quella parte data mi tornerà indietro. Si, forse sbaglio oppure sono solo un egoista, ma se do voglio sempre ricevere indietro qualcosa, è più forte di me. E allora ho smesso di seminare dove non potrà mai crescere niente, meno sprechi e più soddisfazione. Eccessivi sforzi per un qualcosa che non riuscirò mai ad ottenere, per cercare di ricevere corrispondenza dove non ce n'è, e anche per trattenere amici che dall'oggi al domani spariscono e si dimenticano di quello che era, e pensare che nell'amicizia avevo pure iniziato a crederci per davvero. Vale ancora la pena per buttarmi in tutto questo solo per una delusione in più? No, grazie ho smesso.

Ho capito poi che non bisogna mai tenersi dentro una bella parola, un (se vogliamo farla alla english) I love you, perchè ogni volta che oggi preferiamo il silenzio alla voce del cuore, nel domani sentiremo l'eco di un “ma che stupido, perchè non l'ho detto?”. Ditelo, amate e amate. Non ci si stanca mai né di dirlo né di sentirselo dire. Non cercate l'eccesso, ma fate con quello che avete, scegliete il meglio tra tutto quello che potete fare. E non date neanche l'amore per certo, perchè è come un fiore che diventa bello solo se lo coltivi bene. E una volta sbocciato necessita ugualmente di tutte le cure per restare così com'è.

Non voglio andare a prendere la luna per poi regalartela, perchè in tutto il tempo che impiegherei nel farlo non avrei la possibilità di compiere altri mille gesti più semplici e significativi per farti capire quanto giorno dopo giorno stai prendendo una posizione sempre più nel mezzo dei miei pensieri. Accontentati invece (e so che già lo stai facendo) di tutto quello che posso darti. E per davvero questa volta, finalmente, I'll see you soon.

Matteo.

giovedì 7 aprile 2011

Gocce.

[trascrizioni da carta&penna]

L'assenza diminuisce le passioni mediocri e aumenta quelle grandi, come il vento spegne le candele e alimenta l'incendio."
                                                                                             François de La Rochefoucauld


Trenta metri sopra il mondo. Ecco come definire il luogo trovato “per caso” in cui mi trovo adesso, uno strano altipiano che, alla sua estremità, dà a picco sull'Oceano. Sotto di me onde stanche vanno e vengono, sbattono sulla parete rocciosa che le sopporta con il suo rigore, paziente come un'anziana signora che di ascoltare le solite storie di un bambino non si stanca mai, o se lo fa lo sa nascondere bene. Sciaff!  Chissà quanto tollerante dev'essere per sopportare migliaia di volte ogni giorno questi rumorosi schiaffi. Lei rimane lì, intatta, senza fare una piega, però invecchia giorno dopo giorno e i solchi che l'attraversano senza una direzione precisa sono come rughe sul viso di una donna che non smette mai nonostante gli anni di perdere il suo fascino.

Io sono qui seduto sulla cima, in silenzio ad ascoltare la natura, posato su fili d'erba ormai rassegnati alla forma curva che ha donato loro la forza di un vento costante, che soffia e, ora, graffia la mia pelle. Qui è il rifugio dove i miei sogni e le mie speranze amano guardarsi nell'orizzonte, ed in quell'enorme specchio d'acqua rispecchiarsi ed ammirare il loro riflesso, come fa il sole ora con i suoi ultimi stanchi raggi della giornata.
Quant'è grande questo mare, quante gocce d'acqua nuotano al suo interno. Chissà dove andranno a finire, chissà quanti luoghi incontaminati hanno potuto ammirare, chissà da quali correnti si sono lasciate trasportare, chissà se il vento le abbia mai sollevate.
Noi siamo come una di loro, goccia che a volte si aggrega alle altre per farsi portare in luoghi ancora a lei sconosciuti, ma che a volte azzarda la strada solitaria per cambiare obbiettivo, e provare a rincorrere i suoi bizzarri sogni di libertà. Sa che da sola è praticamente il nulla, nel mezzo di questa immensità. Ma da sola, perlomeno, prova a costruirsi la sua storia, prova a scriversi da sola un destino senza che siano i fatti e le correnti a deciderlo per lei.


Per giungere sin qui ho camminato sulla sabbia bagnata; dall'alto posso ancora scorgere le mie orme su di essa, e so che prima o poi saranno le onde oppure il vento che sposta il mondo, a portarle via. Nello stesso modo in cui il tempo cancella gran parte dei “passi” che nei giorni passati ci hanno portato sino a dove siamo oggi.
Penso ad ogni strada che ho percorso, penso ad ogni secondo in cui ho esitato, penso ad ogni errore che ho commesso, penso ad ogni volta che ad un bivio ho dovuto fare una scelta, penso a tutte le volte in cui “ho allungato la strada”. Penso, ma so che ogni passo mi ha portato qui. Ogni passo mi ha guidato verso di te.

Ho un sogno, quello di portare qui mio nonno e di svelare a lui il mio luogo segreto. A lui, l'unico vero capitano di una nave nella quale non mi stancherò mai di navigare. Vorrei ammirare i suoi occhi illuminarsi davanti a questa meraviglia, occhi che in una vita di fatiche e sacrifici hanno visto tanto quanto io non possa nemmeno lontanamente immaginare. Voglio fargli respirare questa libertà.

Cosa siamo davanti a questo incanto? Forse niente, ma nel nostro piccolo, come gocce d'acqua, possiamo provare a diventare qualcosa.
Matteo.

lunedì 4 aprile 2011

Come può uno scoglio arginare il mare?


Un sorriso gratuito, una canzone azzeccata, un attimo per me, ecco come sto imparando a rendermi migliori le cose, soprattutto quando cominci la settimana con solamente un paio di ore di sonno sulle spalle. Fare qualcosa per make it better, così.
Notte insonne quella che mi ha acompagnato alle porte della prima completa settimana d'aprile. Forse un paio d'ore di sonno, ma arrivo comunque da un weekend in cui nel dormire non mi sono certamente tirato indietro, più di 12 ore a notte. Sarà per questo, o per quello che ho detto sopra, che comunque sia non sto sentendo la stanchezza.

Voi donne siete fatte così, di tarda serata pugili feroci che ti mettono alle corde solo con lo sguardo, mentre di giorno siete (la maggior parte di voi perlomeno) l'avversario più prevedibile che si possa incontrare sul ring. Provocazione né? Ma diciamo di si.

'sto lunedì è di quelli che non sanno di niente eppure dicono tanto. Il vento va e viene, folate che portano odore di mare. Il sole c'è, eppure ogni tanto ama nascondersi dietro qualche nuvoletta messa lì solo come coreografia teatrale, superflua però.
Ascoltare Battisti è medicina, che voce. Non uno di quelli che senti per ore e ore di fila, ma è un artista che non deve mai mancare nel mio ipod. Colma i silenzi. Silenzi che a volte però vanno lasciati così come sono. A proposito, sapete quanto è grande la differenza il non parlare e lo stare in silenzio? Il non parlare è paura, il silenzio è melodia da ascoltare. Puoi costruire o disfare tutto restando in silenzio, e spezzarlo è pura profanazione. Silenzio che a volte ti spacca i timpani da quanto è forte, magia ed amblema di tutto.
Credo che abbia imparato così ad uscirmene da ogni tipo di situazione scomoda, a cavare il buono anche quando non ce n'è, a vedere la luce alla fine. Sicuro, sicuro che l'ho imparato davvero e di ciò ne vado fiero.
Nasce poi il sorriso, perchè non solo sei più bella quando lo fai, rendi anche più bello il mondo. Lo colori, senza bisogno di tinte particolari ne tiri fuori il meglio.

Aprile, tra una decina di giorni rivedrò la mia famiglia. La rivedrò, dopo otto mesi belli/brutti, brillanti/bui, interminabili/troppo veloci. Li rivedrò e non sto nella pelle per farlo, mi ripeto. In 18 anni il loro amore era diventato talmente uniforme che quasi lo davo per scontato. Essergli lontano ha insegnato a me, e forse anche a loro, ad apprezzarlo di più. Più di quanto già enormemente lo facessi, ma ora tutto è più.

Pensieri, parole, complicità e semplicità. Come può uno scoglio arginare il mare?

Matteo.

martedì 29 marzo 2011

Inevitabile.


Martedì 29 Marzo

Sole e neve. Tanta neve, troppa. Sono sbucato fuori dal nulla in questo sperduto paesino del nord-mondo il 5 novembre. Ecco, quanti giorni saranno passati? Centocinquanta, buttati lì ad occhio. Mentre entravo ad Andenes (lo sperduto paesino, ndr) hanno iniziato a scendere fiocchi di candida neve, di un bianco eterno. Eterno, sì. Siamo a fine marzo dell'anno successivo e da quella pennellata che ha tolto il verde dai prati non ho ancora visto una sola giornata senza bianco sui tetti, sulle strade e nei giardini. Ma quando finisce questo inverno? Neve, neve e neve. Una settantina di centimetri buttati lì, a caso. Rovesciati come farina dal suo sacchetto. E poi dall'Italia mi vengono a dire “..qua c'è un sole! Sono in giro con le mezze maniche!”. Compatitemi please.
Oggi non ho davvero nulla da fare, ma nel vero senso della parola. È proprio una giornata di quelle che non ti sforzi né di trovare qualcosa che ti porti via il tempo, né di quelle in cui pensi che non stai facendo niente. Pensare alla fine è pur sempre un qualcosa, ecco io oggi non ho avuto nemmeno la voglia di fare quello. “Che fai? Io sto nullafacendo, e tu?”.


Ormai mancano solo una novantina di giorni, e poi tutto questo sarà finito. Ho sempre minimalizzato sul mio “ritorno”, pensando che stia arrivando come ogni prassi normale e, appunto, che lo faccia in sordina, quasi come consapevole rassegnazione all'andare dei fatti. Sono stato quasi
contento di tornare. Poi perchè tutto cambia sempre così in fretta? Sarà l'ennesima tappa, un perdi&prendi, che la vita sempre ci ha abituato ad affrontare. Una volta a casa capirò di aver perso cose, situazioni ed attimi che invece resteranno sempre scolpiti nel mio cuore; ed invece troverò ancora tutte (o quasi) le altre fondamentali cose che ho lasciato per venire qui, per inseguire me stesso. Inevitabile, tutto ciò è semplicemente inevitabile. Mi sento come delimitato tra un muro (che ho davanti) e rincorso da un qualcosa (il tempo) dal quale però sto cercando di scappare, senza accorgermi davvero che così facendo mi avvicino sempre più velocemente al muro. Inevitabile, ancora una volta.
Non si smentisce mai la vita eh, o meglio con me non lo fa. Come in tutte le mie “tappe” del passato, ci ho sempre messo un sacco di tempo per costruirmi un nido che, una volta terminato, non ho nemmeno mai avuto il tempo di godermi perchè i fatti mi portano da un'altra parte, mi indirizzano per un'altra meta. Quante volte succede? Stessa cosa vale per quando cerchiamo di ottenere qualcosa. Lottiamo, soffriamo, combattiamo per avere ciò che vogliamo. E se riusciamo a conquistarlo? Ce lo godiamo? No, non sono neanche capace di fare questo. Una volta raggiunta una cima, non riesco neanche ad avere il tempo di un meritato riposo, il tempo di godermi lo spettacolo. I miei occhi, con la mia mente a braccetto, guardano già avanti al prossimo obbiettivo. E purtroppo questo vale soprattutto riguardo alle ragazze, una lotta continua per conquistarne una e una volta che la “missione” è compiuta, ciao saluti e baci, non posso stare lì, ce n'è un'altra da andare a prendermi. Ecco allora perchè non ho mai avuto una storia seria, perchè non ho mai provato il to love, eppure in love ci sono stato un milione di volte. Anzi no, non so neanche cosa voglia dire essere in love. [forse lo sto capendo ora]. Anzi togliamolo dalle parentesi: forse lo sto capendo ora. Il perchè e i vari motivi li dirò (magari) più avanti, o magari ci vuole tutt'altro che un genio per capirlo.


Sapete, di recente ho coltivato davvero l'idea di scrivere qualcosa che vada un po' oltre all' “articolo da blog”. Ho pensato di scrivere magari un..libro? Non è stato un gesto di presunzione, ma solamente il tentativo di fare un qualcosa che sempre (da lontano o da vicino) ho pensato. Sinceramente avevo anche iniziato a farlo, ma poi me ne sono stancato, o forse più semplicemente ciò che stavo scrivendo non era davvero quello che avrei voluto scrivere. Fattostà che qualcosa ho, e infatti l'unica cosa certa del se un domani scriverò un libro è il titolo. Ho già messo un titolo prima di cominciare il racconto, oh Matteo non cambi proprio mai.
Saluti da lontano, Matteo.

lunedì 21 marzo 2011

Basta poco, basta così.


Lunedì 21 Marzo.

Per quanto ognuno veda l'autunno come una stagione già vissuta, la primavera è sempre, a tutti, una rinascita.”
da “Il mietitore di Dodder”
di T. F. Powys
        

Basta poco, basta davvero poco. Specialmente nelle giornate come oggi, quelle che devono avere qualcosa di diverso. Devono, sì. Il 21 Marzo deve essere una giornata diversa, perlomeno per come ci poniamo ad affrontarla. Oggi inizia la primavera, il sole scalda meglio, l'estate è più vicina e l'inverno è ormai passato. Forse però queste sono solo le flebili speranze con cui ci si presta ad affrontare il 21 Marzo che deve (un'altra volta) essere una giornata diversa.

Gli elenchi sono strani. Parti a scrivere, e può capitare che più scrivi più cose ti vengano in mente. E la dimensione passa da biglietto per ricordarmi cosa prendere dal fruttivendolo a lista per il cenone di capodanno. Oppure parti che vorresti scrivere un milione di cose e una volta che ti metti dietro perdi tutta la poesia e le idee si sciolgono come neve al sole (e va di moda in questo periodo, soprattutto qui in Norvegia).


Dopo aver sentito l'idea di un mio amico di scrivere l'elenco delle cose da fare prima di morire, vengo anche io tentato di fare una cosa così. Ma poi mi fermo un attimo.
Cosa vuol dire fare una cosa così? Programmarsi di fare qualcosa. Certo non è un chiaro “programmare”, perchè non c'è una data precisa né niente. Ma alla fine ci poni quasi senza volerlo un limite enorme, prima di morire.
Ora parlo per me. Mi sto ricredendo su tante cose e questo l'avevo già detto. Non sopporto, non posso farlo, chi si nega un qualcosa per un ostacolo futuro. È una cosa davvero insensata! La vita è ora, life is now. Se dobbiamo sempre guardare a quello che verrà, alla paura del poco (o troppo) tempo, non ce la caveremo mai. E allora qua rientra il prima di morire. Se hai paura di fare qualcosa perchè “tra un mese, tra cinque mesi, tra un anno..”, allora hai paura di vivere. Tu non stai vivendo tra un mese, tu stai vivendo ora. Questa è l'unica cosa certa che ci sia, allora dobbiamo prenderci cura delle cose che il tempo ci dà in questo momento. Cos'ho ora? Questo importa. Non quello che avrò oppure che non avrò fra un determinato periodo. Vivere, vivere quello che abbiamo quando ci svegliamo la mattina, quando chiudiamo gli occhi per addormentarci. Quella è la nostra vita, quello che ne fa parte è ciò che siamo conquistati giorno dopo giorno, vivendo lo ieri che ha portato frutti per l'oggi. Se trascurassimo sempre l'oggi pensando al domani, allora il domani non ci sarà mai. Perchè il domani lo vivremo pensando al dopodomani, e così via. Allora quando un po' di tempo per noi se dobbiamo sempre guardare all'oltre?
L'ho detto, ci penso al ritorno. Ma ci penso solamente, non programmo. Non programmo neanche quello che devo fare tra un secondo, come faccio a programmare quello che farò tra 3 mesi? Penso, e basta. Ma ora più che mai rivolgo le attenzioni ad un oggi che mi ha portato cose e persone nuove, da vivere.


Portami altrove, portami dove non c'è nessuno che sappia di noi. Fammi vedere come si muore senza nessuno che viva di noi.”
Basta così  
Negramaro ft. Elisa


Oggi la mia maglietta, la mia camicia e la mia pelle profumano ancora di te e delle lenzuola bianche. Lavarmi porterà via l'odore, ma lascerà di sicuro tutto il resto.

Matteo.

giovedì 17 marzo 2011

Fratelli d'Italia.



Cosa c'è di strano oggi? Niente, se non fosse che è il 150esimo compleanno della mia Italia.
Oggi ci dovremmo richiudere tutti sotto il nostro tricolore, protetti da un verde che ci illumina di speranza, avvolti da un rosso simbolo della passione e del sangue di coloro che hanno dato la vita per difentere la nascita di questa bandiera e infine allietati da un bianco che simboleggia la nostra purezza di spirito.
Prendetela in giro,
la nostra Italia, giocateci su. Ma poi una volta che ne sarete lontani capirete quanto è grande il senso di appartenenza ad un paese calamita, come lo è il nostro.
Essere Italiani (si, la I maiuscola anche se grammaticalmente è scorretto) vuol dire tante cose, nascoste e non, ma che ci riempiono di fascino e di attenzioni da chi non lo è ma vorrebbe tanto esserlo. Siamo un popolo di passione, allegria e un'immensa tradizione che nessuno mai potrà cancellare. Quindi smettiamola di pensare che tutti ci prendano in giro, di essere gli zimbelli del mondo. Non è così! Fuori il nostro orgoglio, la nostra ambizione. E tutti, chi più chi meno, ci invidiano.
Non vergognamoci di quello che siamo, dovremmo essere un pizzico più patrioti per una terra meravigliosa che di meglio non ce n'è, con le montagne più belle che esistano, il mare di un blu profondo e un popolo inimitabile.
E non dobbiamo essere Fratelli d'Italia solo per una giornata, dovremmo esserlo per sempre.
Essere Italiani è un vanto, non una vergogna come tanti vogliono farci credere.

..Guardai avanti, gridai, e corsi verso
la battaglia stringendo in mano
una fascia tricolore e portando
con me, un sogno,
nel cuore..”

FORZA ITALIA, FORZA ITALIANI.

martedì 15 marzo 2011

Cento giorni e qualche spicciolo.


Martedì 15 Marzo


Vinterferie, vacanze d'inverno. Ecco cosa sto amando dalla Norvegia, il poltrire fino al 20 marzo mettendoci di mezzo anche un weekend in Svezia.
Stamattina non avevo quindi nessuna sveglia che potesse interrompere il mio sonno, e nell'aprire gli occhi all'alba delle 11,un fiocco di polvere svolazzante aleggiava nella mia stanza. Mi è venuto un impulso istantaneo. Mi sono munito di spazzettone ed aspirapolvere e per 2 ore mi sono dedicato alla pulizia di “camera e dintorni”. Ho sempre odiato le pulizie, ma da quando sono fuori porta ne ho imparato l'utilità. E allora non è poi così tanto raro che mi prenda questo schizzo e mi metta a pulire, a spolverare, a lucidare il parquet, e cose varie. Poi sentendo l'odore del detersivo ho come il cuore in pace, la coscienza a posto. Il profumo di pulito è una cosa che amo da sempre.
Dopodichè sono sceso e con minuziosità mi sono concesso il piacere di un buon caffè italiano. Farlo bene è un'opera d'arte, e non tutti sono in grado di farlo. Credo che nel gesto del preparere un buon caffè si nasconda una magia profonda, un fascino irresistibile.
Mi piace confrontarmi con le persone, e ciò ovviamente implica il fatto che mi piacciano le persone con cui possa farlo. Tante volte mi sono fermato sull'aspetto di una persona, era finalmente l'ora che sotto questo punto di vista mi dessi una svegliata. Non riesco proprio ad avere nessun tipo di rapporto con un qualcuno che non abbia una propria opinione, non la faccia valere e non sia schierato da una parte piuttosto che dall'altra. E non intendo dal punto di vista politico, forse quello è il meno importante. Intendo schierato nella vita, con idee ben chiare (magari anche sbagliate) da difendere e da far valere.
Tornando a prima, discutere con amici ed amiche in questo momento vuol dire in gran modo parlare del mio ritorno in Italia e di quello che sarà una volta lì. È una cosa normale questa, e a meno di un terzo di esperienza al termine, è un aspetto da iniziare a prendere in considerazione (e adesso mi raccomando, partite con il “no, ma devi goderti gli ultimi mesi” ecc ecc. Questa è una cosa che sto facendo e farò, PERFAVORE PIETÀ! Si può benissimo pensare a quello che sarà anche mentre ci si concentra sul presente).
Ho letto da un libro mentre ero sul volo di ritorno da Oslo una frase che mi ha colpito. Ora non sto qui a riscriverla perchè non ho voglia di riprenderla da un libro che non mi ricordo neanche dove possa aver cacciato, ma ne esprimo il concetto: quando ti allontani dalla tua vita per un determinato periodo, da dove sei puoi osservare cos'è lei davvero, come se tu fossi un'altra persona che osserva la vita di qualcun'altro. E allora è più facile capire dove sono gli sbagli, le cose belle e gli aspetti a cui attribuire un certo valore.
È infatti stando lontano che ho capito quali sono le amicizie vere, quali sono i miei interessi più grandi e come la penso su tante cose che in questo momento sono lontane da me. E in queste tante cose, le idee di adesso non si possono nemmeno minimamente sovrapporre a quelle di un po' di tempo fa.
Al mio ritorno avrò qualche base solidissima, e qualche altro punto in cui dovrò ricostruire tutto da capo, a mio piacimento. Ed è una cosa che mi intriga da matti! In questi mesi i “pezzi” a mia disposizione per la costruzione si sono moltiplicati e hanno subito come un filtraggio, via quelli cattivi ed inutili e dentro solo quelli in cui credo davvero. E tra di loro si è aggiunta anche qualche (no, a dire il vero tante) novità.
È come una scatola piena di lego da cui devo costruirci un qualcosa, e sono libero di farlo come meglio mi pare senza seguire la benchè minima istruzione.
Ho solo una paura, quello di dover già avere delle scelte da fare. E ho troppi “pezzi” diversi da loro ma che possono tutti andare bene, mentre dovrei sceglierne solo uno. E tra questo troppo ho paura di uscirne alla fine senza niente. Come quando entro in una libreria per scegliere un libro da acquistare: mi è molto più facile trovarne uno che mi prenda se la libreria è piccola. Se invece la libreria è immensa con scelte di ogni genere, mi trovo in dubbio e mi prende la paura di comprarne uno mentre sicuramente guardando bene ce ne sarebbe stato uno migliore. E allora spesso accade che alla fine esco dalla libreria con le mani vuote e con la delusione di quelli che tra tutte le scelte possibili si ritrovano con un niente di fatto. Ed è questo che temo.
Non farsi prendere dalla frenesia del volere tutto subito, questo è quello che dovrò fare. Ma è anche quello che più nel passato mi ha messo in difficoltà. Quante possibili storielle con una ragazza sono finite per questo. Mi facevo ingolosire dalla portata del piatto, lo finivo a morsi talmente grandi da soffocarmi e poi alla fine, quando sul piatto restavano solamente le briciole e rimanevo solo con un mal di pancia da cattiva digestione, mi rendevo conto che il bello sta nel gustarsi ciò che si ha davanti, prolungando il piacere senza avere la neccessità di riempirsi la bocca tutta d'un colpo. Il gusto sarebbe stato comunque lo stesso, sia con un grammo che con un chilo. Forse su questo sono riuscito a cambiare, e non ho più paura di precludermi le possibilità per questa ragione.
Una ad una le candele qui sul tavolino si spengono. Come i giorni che passano, che mancano alla fine. Una fiamma in meno, poi due, tre e cosi via. Lucine che se ne vanno nella notte ma delle quali qualche ora più in là il sole non ne farà sentire la mancanza. Sono cento giorni e qualche spicciolo, sul telecomando del tempo non ci sono né rallentatore, né pausa e nemmeno accelletarore. Sarebbero tasti che ogni tanto farebbero davvero comodo. Mettiamoci anche il rewind tra questi desideri.
Ci tocca accontentarci però.

Matteo.